Competitività: la Svizzera guadagna la medaglia di bronzo

 Tratto dal website www.cdt.ch | 16.06.2020

World Competitiveness Report 2020  

Passo dopo passo la Svizzera prosegue la scalata tra le nazioni più competitive. Nella classifica stilata dall’International Institute for Management Development (IMD) ha raggiunto il terzo posto rispetto al quarto dello scorso anno, preceduta solo da Singapore e dalla Danimarca. È diventata quasi una tradizione vedere confermata la medaglia rossocrociata, ma due anni fa la Confederazione era scivolata al quinto posto, il risultato peggiore dal 2011, principalmente a causa del franco forte che faceva temere uno spostamento della ricerca e dell’innovazione in Paesi più competitivi da parte delle grosse società.

L’IMD descrive la Svizzera come una economia vigorosa, alimentata da un commercio internazionale robusto e che viene sostenuta da sistemi sanitari e di formazione all’altezza. Altri fattori di successo sono il sistema politico trasparente e l’eccellente infrastruttura scientifica. Elementi, ha sottolineato il direttore del centro IMD della competitività Arturo Bris, che si traducono nella capacità di attrarre talenti, in finanze pubbliche solide, in una legislazione favorevole alle imprese e in esportazioni di tecnologia.

Anche durante la pandemia – ha spiegato l’economista di IMD José Caballero – elementi come una politica reattiva e un’economia competitiva si sono rivelati vincenti.

Nel confronto internazionale, la Svizzera ha ottenuto ottimi risultati anche in termini di bassa disoccupazione, basso indebitamento e sistema educativo duale. In particolare la formazione professionale è un fattore chiave per la stabilità del mercato del lavoro e per lo sviluppo generale dell’economia, ha spiegato Caballero. L’istituzione di sistemi simili si è peraltro dimostrata vincente anche per le prime due classificate, Singapore e la Danimarca. D’altro canto la Svizzera ha ancora molto da migliorare per quanto riguarda l’elevato livello dei prezzi e l’elevato costo della vita. Tuttavia, Caballero ha spiegato che si tratta di un «trade off», ovvero dal prezzo da pagare in cambio dell’elevato standard di vita combinato con le buone e robuste infrastrutture del Paese.

Singapore era già in testa l’anno scorso è si è guadagnata di nuovo la medaglia d’oro grazie a solidi commerci e investimenti internazionali e a un robusto mercato del lavoro. Mentre la Danimarca è balzata dall’ottavo al secondo posto grazie alla forza della sua economia, del mercato del lavoro, del sistema educativo e sanitario e degli sforzi fatto in ambito di sostenibilità.

A completare la lista dei primi cinque classificati nel World Competitiveness Report 2020 ci sono Paesi Bassi e Hong Kong, altri due Paesi piuttosto piccoli. «Le nazioni più piccole spesso sono anche in grado di affrontare meglio forti cambiamenti», ha spiegato Caballero, in dipendentemente dal regime politico (i primi dieci Paesi della classifica non sono tutti democratici). Quest’anno poi sono stati introdotti nuovi criteri per riflettere l’importanza di raggiungere gli obiettivi di sviluppo sostenibile fissati dall’ONU per i prossimi dieci anni, anche nel rispetto delle sfide e delle preoccupazioni che riguardano l’economia mondiale.

La guerra commerciale tra Paesi ad esempio ha avuto un peso importante nella classifica. I due principali avversari, cioè USA e Cina sono scivolati di parecchie posizioni. Gli Stati Uniti, che due anni fa erano ancora in cima, sono scesi al decimo posto (rispetto al terzo dello scorso anno). Infatti secondo l’IMD la guerra commerciale ha attenuato le prospettive di crescita della maggiore economia mondiale, mentre la politica fiscale di Trump sta esaurendo i suoi effetti positivi. Mentre la Cina ha perso sei posizioni finendo al ventesimo posto. In generale i Paesi asiatici hanno perso slancio rispetto a un anno fa. Anche Hong Kong, da secondo posto è scivolata al quinto, sembra aver perso appeal a causa della crisi politica che sta attraversando.

La classifica IMD, compilata dal 1989, comprende 235 indicatori per un totale di 63 economie. I dati si riferiscono al 2019 e si basano su dati come la disoccupazione, il PIL e la spesa pubblica per la salute e l’istruzione, nonché su fattori come la coesione sociale, la globalizzazione o la corruzione. Dato che l’indagine che comprende interviste a i leader aziendali è stata condotta nel primo trimestre, l’esperienza dei singoli Paesi nell’affrontare la pandemia è integrata poco.