Il coronavirus provocherà la peggiore recessione dal 1975

 Tratto dal website cdt.ch | 23.04.2020

La Segreteria di stato dell’economia (SECO) rivede drasticamente al ribasso le stime per il prodotto interno lordo (PIL) svizzero del 2020: a fronte del -1,5% pronosticato appena il 19 marzo si aspetta ormai una contrazione del 6,7% al netto degli eventi sportivi. Si tratterebbe del più importante crollo delle attività produttive dal 1975.

Visto il numero crescente di malati di COVID-19 in Svizzera, a metà marzo si sono rese necessarie misure sanitarie di contenimento incisive. Molte aziende di vari settori, per esempio della ristorazione, del commercio al dettaglio, della cultura e del tempo libero, hanno dovuto limitare o sospendere le loro attività commerciali, ricorda la SECO in un comunicato odierno. Ciò ha portato a un’improvvisa riduzione della produzione e dei consumi privati. Per la prima metà del 2020 è dunque attesa una contrazione eccezionale del PIL.

Il previsto allentamento dei provvedimenti di politica sanitaria dovrebbe consentire una lieve ripresa nella seconda metà dell’anno. Tuttavia le perdite di reddito dovute al maggior numero di persone in lavoro ridotto o disoccupate e la grande incertezza sul piano economico attenueranno gli effetti di crescita per quanto riguarda i consumi privati.

Anche le misure precauzionali adottate da autorità, imprese e privati per evitare contagi da coronavirus smorzeranno con ogni probabilità la propensione al consumo, tanto che complessivamente nel 2020 i consumi privati (-7,5% a fronte di un -0,5% in marzo) potrebbero diminuire in misura ancora più drastica rispetto al calo del PIL. L’inflazione è attesa al -1,0% invece che al -0,4%.

La difficile situazione a livello globale potrebbe perdurare a lungo, e ciò si ripercuoterebbe sul commercio estero: per le esportazioni è atteso un calo del 10,7% (contro il -4,9% stimato il mese scorso) e per le importazione una flessione del 12,7% (-5,8%).

Lo sfruttamento estremamente ridotto delle capacità produttive e il clima di grande incertezza potrebbero comportare poi un forte calo degli investimenti (-16,0% invece che -5,0% in macchinari e attrezzature e -1,5% invece che +0,4% nelle costruzioni) e dell’occupazione (-1,5% al posto di un -0,5%). Il tasso di disoccupazione medio annuo si attesterebbe al 3,9% a fronte del 2,8% pronosticato in marzo e del 2,3% registrato nel 2019.

Il PIL del 2021 non sarà ancora a livelli del 2019

A condizione che i provvedimenti di politica sanitaria siano ulteriormente allentati, che non si verifichino ulteriori forti ondate pandemiche che costringano a prendere provvedimenti di contenimento analoghi a quelli attuali e che gli effetti economici di secondo impatto come licenziamenti, perdite creditizie e fallimenti aziendali siano limitati, la lenta ripresa dell’economia svizzera potrebbe continuare nel 2021. Il gruppo di esperti della Confederazione si aspetta per l’anno prossimo una progressione del PIL del 5,2% (previsione di marzo: +3,3%) – un aumento relativamente lento a partire da un livello molto basso che non permetterà di tornare entro la fine del 2021 al livello del PIL della fine del 2019.

La disoccupazione potrebbe salire al 4,1% (era previsto un 3,0% in marzo), mentre l’aumento dell’occupazione sarebbe contenuto (+0,2% a fronte di un +1,1%). Ciononostante i consumi privati dovrebbero aumentare del 6,5%, più del 2,4% anticipato in marzo. Il tasso d’inflazione è atteso al -0,5% invece che al +0,2%.

Gli investimenti in costruzioni non segneranno variazioni (mentre il mese scorso era ancora previsto un +0,6%), quelli in macchinari e attrezzature dovrebbero salire solo del 3,0% al posto che del 7,5%. Le esportazioni dovrebbero invece crescere più fortemente (+9,6% invece che +7,2%). Lo stesso vale per le importazioni (+8,4% invece che +7,5%).

Grande incertezza sui tempi della ripresa

La SECO sottolinea quanto sia difficile formulare previsioni: da un lato la ripresa economica potrebbe essere più rapida del previsto, per esempio se l’insicurezza legata al coronavirus cambiasse le abitudini dei consumatori in Svizzera meno del previsto o se la ripresa all’estero dovesse essere più positiva delle previsioni.

Dall’altro, la pandemia e i relativi provvedimenti di contenimento potrebbero durare più a lungo e quindi frenare la ripresa. Potrebbero inoltre prodursi effetti di secondo impatto tali da provocare vere e proprie ondate di licenziamenti o di fallimenti.

La pandemia di coronavirus intensifica anche i rischi congiunturali esistenti: i provvedimenti di stabilizzazione e le misure temporanee adottati per far fronte alla situazione fanno aumentare rapidamente l’indebitamento di Stati in tutto il mondo. Il grado di indebitamento cresce anche per le aziende.

La stabilità del sistema finanziario – afferma la SECO – potrebbe essere compromessa. È elevato anche il rischio di turbolenze sui mercati finanziari e di un ulteriore apprezzamento del franco così come di correzioni nel settore immobiliare in Svizzera.