La Volkswagen sospende la produzione in Europa per due settimane

 Tratto dal website quattroruote.it | 17.03.2020

Il gruppo Volkswagen ha deciso di sospendere la produzione dei suoi stabilimenti europei per almeno due settimane a causa della diffusione della pandemia del coronavirus. La chiusura è stata causata da alcuni fattori negativi: l’amministratore delegato Herbert Diess, durante la tradizionale conferenza stampa annuale sul bilancio 2019, ha citato, in particolare, le interruzioni delle catene delle forniture e il “significativo peggioramento” della domanda di mercato.

Da venerdì tutto chiuso. “Dobbiamo fare tutto il possibile per rallentare la diffusione del virus”, ha aggiunto il manager tedesco. “La maggior parte degli stabilimenti tedeschi ed europei si stanno ora preparando a interrompere la produzione, probabilmente per due settimane”. Le chiusure saranno disposte gradualmente fino ad arrivare alla serrata entro l’ultimo turno lavorativo di venerdì prossimo. Il gruppo è stato già costretto a chiudere gli stabilimenti italiani della Lamborghini e della Ducati e altri impianti tra il Portogallo (Setubal), la Slovacchia (Bratislava) e la Spagna (Martorell e Pamplona) anche per rispettare le disposizioni delle autorità locali. In Germania circolavano da giorni indiscrezioni sulla possibilità di una sospensione delle attività industriali, in particolare dopo alcuni casi di contagio tra la storica fabbrica di Wolfsburg e l’impianto di Baunatal, nei pressi di Kassel. Negli ultimi giorni i siti sono stati sottoposti a operazioni di sanificazione degli ambienti produttivi e i vertici hanno varato diverse misure di prevenzione come la chiusura delle mense o la limitazione dei viaggi di lavoro.

L’impatto. La decisione di chiudere gli stabilimenti europei ha un impatto notevole, in particolare sulle centinaia di migliaia di lavoratori impiegati. Il gruppo conta 71 fabbriche in Europa, di cui 28 nella sola Germania. Sono quasi 290 mila i lavoratori tedeschi, tra impiegati, tecnici e operai. Per ora non sono state fornite informazioni sui programmi produttivi per il resto del mondo e in particolare per gli Stati Uniti, dove l’impianto di Chattanooga è stato chiuso ieri per consentire ai dipendenti di organizzare la propria vita extra-lavorativa dopo la chiusura delle scuole del Tennesse. In tutto il mondo il gruppo impiega oltre 671 mila dipendenti e gestisce 124 fabbriche in 20 Paesi europei e 11 tra America, Asia e Africa. Mentre la situazione sta peggiorando progressivamente in Occidente, in Cina si sta assistendo a un graduale ritorno alla normalità: su 33 impianti locali ne sono sono stati riattivati 31 e ora rimangono chiusi solo i siti di Changsha e Urumqi.