Primo sì alla riapertura graduale delle frontiere

 Tratto dal website www.cdt.ch | 06.05.2020

Le frontiere dovrebbero essere gradualmente riaperte «in modo da poter riunire rapidamente le famiglie e ripristinare la libera circolazione delle persone». Il Consiglio nazionale ha adottato oggi, con 129 contro 49 e 5 astenuti, una mozione in tal senso della sua Commissione della politica estera. Il Consiglio federale ha già previsto una riapertura progressiva.

La chiusura delle frontiere pone non solo numerosi problemi per la ripresa economica, ma ha anche separato coppie durante diverse settimane, in particolare quelle non sposate che non hanno potuto beneficiare delle facilitazioni introdotte dal Consiglio federale, ha dichiarato Nicolas Walder (Verdi/GE). Anche il turismo ha bisogno di una boccata d’ossigeno, gli ha fatto eco Christa Markwalder (PLR/BE).

Il Consiglio federale si è pure mostrato aperto alla proposta. «Vogliamo ritornare il più rapidamente possibile alla normalità per mitigare le ricadute negative per l’economia», ha dichiarato la consigliera federale Karin Keller-Sutter, precisando che il governo ha di recente annunciato una road-map in tal senso.

Tempestata di domande dei parlamentari, per i quali non si sta agendo in modo abbastanza rapido, la ministra sangallese ha risposto che la Svizzera non può prendere una decisione unilaterale. Tutti gli allentamenti possono essere decisi solo d’intesa con gli Stati vicini.

Taluni Paesi hanno adottato regole ancor più severe della Svizzera: la Germania per esempio ha un regime molto restrittivo per i concubini. La Confederazione ha preso misure per le famiglie, ha ricordato Keller-Sutter, citando quale esempio le coppie con bambini.

UDC non vuole disoccupati stranieri

Senza sorprese, l’UDC si è opposta alla riapertura delle frontiere. Jean-Luc Addor (UDC/VS) ha ricordato come il Covid-19 abbia generato una crisi economica in Svizzera: 1,9 milioni di salariati sono in disoccupazione parziale. Il Paese non può ancora sopportare «una libera circolazione dei disoccupati».

Su questo punto, la consigliera federale ha replicato che in virtù della libera circolazione delle persone, i cittadini dell’UE non possono venire a lavorare in Svizzera se non hanno un contratto di lavoro.

Thomas Aeschi (UDC/ZG) si è dal canto suo detto preoccupato per l’arrivo incontrollato in Svizzera di persone affette dal coronavirus. Secondo Christa Markwalder, la misurazione della temperatura alle frontiere non è prevista. Le misure d’igiene e di distanza sociale sono a suo avviso sufficienti.

Frontiera con l’Italia

Sulla riapertura della frontiera con l’Italia, non sono mancate le domande dei parlamentari ticinesi. Marco Romano (PPD/TI) ha chiesto a Karin Keller-Sutter se poteva rassicurare la popolazione ticinese che le attuali regole verranno allentate soltanto quando la situazione sanitaria ed epidemiologica in Lombardia sarà di nuovo sopportabile, e con l’Italia vi sarà una effettiva reciprocità.

La consigliera federale ha spiegato a Romano che «sicuramente guarderemo con un occhio speciale al canton Ticino e alle regioni del Nord Italia». Keller-Sutter ha tuttavia ricordato che anche le autorità ticinesi hanno bisogno urgente dei 4000 frontalieri che lavorano nel settore sanitario.

Criteri più restrittivi con l’Italia

Dal canto suo, Lorenzo Quadri (Lega/TI) ha chiesto alla consigliera federale se non ritenesse sproporzionato il fatto di far entrare in Ticino, di fronte a questi 4000 frontalieri attivi nel settore sanitario, tutti i 70’000 frontalieri. «Non sarebbe stato più adeguato utilizzare dei criteri più restrittivi, anche in considerazione del fatto che l’Italia applica invece una politica molto rigida per quel che riguarda la chiusura delle frontiere?»

Karin Keller-Sutter ha risposto che, stando alle cifre del Corpo delle guardie di confine, al momento solo una parte dei frontalieri giunge in Ticino. «Tra l’altro anche il governo cantonale dice che attualmente forse solo il 50 o 60 per cento dei frontalieri varcano il confine, perché le aziende sono chiuse». Secondo la consigliera federale, se buona parte delle imprese resteranno chiuse, anche in futuro ci saranno meno frontalieri e verranno rilasciati meno permessi.

Disoccupati nelle zone frontaliere

Sul tema si è espresso anche Piero Marchesi (UDC/TI), il quale non ha nascosto il timore che i cantoni di frontiera saranno ancora una volta quelli più toccati dalla crisi, a causa della forte migrazione per l’accesso al mercato del lavoro, una volta riaperte le frontiere. Secondo gli esperti, ha dichiarato il democentrista ticinese, la disoccupazione potrebbe salire fino al 7%, ovvero il triplo di quella attuale.

Anche in questo caso la ministra della giustizia ha tenuto a tranquillizzare il deputato ticinese, ribadendo come nell’ambito della libera circolazione delle persone in Svizzera potranno venire solo le persone che hanno un contratto lavorativo. Inoltre, se ci sarà molta più disoccupazione, anche la domanda della manodopera straniera calerà.

Keller-Sutter ha ribadito che il Ticino, ma anche la Svizzera romanda e i Cantoni di Basilea Campagna e Città, ha un bisogno urgente del personale frontaliero che lavora negli ospedali elvetici.

Riapertura in due tappe

La consigliera federale ha inoltre ricordato le grandi linee della riapertura delle frontiere. Dall’11 maggio, l’ingresso e il soggiorno in Svizzera e l’accesso al mercato del lavoro saranno allentati. Il raggruppamento famigliare sarà di nuovo possibile per gli Svizzeri e i cittadini dei Paesi dell’UE.

Poi, dall’8 giugno, è prevista una seconda tappa. Si farà di concerto con i cantoni e i partner sociali, e verrà accompagnata dalla riattivazione dell’obbligo di annunciare i posti vacanti.

In collaborazione con i partner europei, la priorità è dapprima andata alla libera circolazione delle merci, poi a quella delle persone. La riapertura delle frontiere all’esterno dello spazio Schengen sarà esaminata soltanto in una terza fase, ha spiegato Keller-Sutter. Tutte queste considerazioni dipendono tuttavia dall’evoluzione dell’epidemia in Svizzera e all’estero.