Scandalo remunerazioni da Richemont

 Tratto dal website www.cdt.ch | 12.06.2020

Travolta dalle polemiche sul forte aumento della sua remunerazione, in tempi di profonda crisi per il settore orologiero, la responsabile delle risorse umane del colosso ginevrino del lusso Richemont è stata estromessa dalla direzione, probabilmente perché il suo stipendio è fortemente aumentato mentre decideva tagli ai costi che hanno avuto impatto sui 37.000 dipendenti del gruppo

L’uscita di Sophie Guieysse dall’organo di conduzione operativa, con effetto immediato, è stata comunicata stamane dalla società in una nota di tre righe, senza alcun accenno ai motivi che hanno portato alle rimozione. In dichiarazioni rilasciate all’agenzia finanziaria Awp una portavoce del gruppo – che nella sua scuderia presenta grandi marchi quali Cartier o Piaget – ha comunque precisato che la dirigente francese rimane attiva come responsabile del personale, una carica che ricopre dal 2017.

A rendere la situazione insostenibile – riferisce la stampa specializzata come il portale WatchPro o la HandelsZeitung – è stato il fatto che la dirigente 57enne, sulla scia della crisi del Covid-19, si sia trovata a prendere incisive misure di riduzione di costi che hanno avuto impatto sui 37’000 dipendenti del gruppo. Provvedimenti che, agli occhi delle maestranze, mal si sono conciliati con il forte aumento del suo compenso personale.

Nel rapporto sull’esercizio 2019/2020 (chiuso a fine marzo) era infatti emerso che Guieysse – che ha trascorsi anche come consulente del governo francese – aveva guadagnato 3,1 milioni di franchi, circa il 60% in più degli 1,9 milioni ricevuti nei dodici mesi precedenti. Sull’onda delle critiche il gruppo aveva annunciato una settimana fa che aveva avviato una revisione completa delle risorse umane.

A ben guardare comunque Guieysse non era stata l’unica a veder lievitare enormemente la retribuzione: il Ceo Jérôme Lambert aveva ricevuto 8,1 milioni di franchi, contro 5,4 milioni del 2018/2019. Ma più ancora del manager 51enne franco-svizzero aveva incassato il collega Nicolas Bos, da anni numero uno del marchio Van Cleef & Arpels, che aveva visto i suoi conti in banca salire di 9,2 milioni, contro 4,9 milioni l’anno prima.

Gli occhi dei dipendenti avevano peraltro osservato con attenzione anche le altre buste paga che sono circolate ai piani alti dell’azienda. Complessivamente il lavoro degli otto membri della direzione è stato onorato con 41,4 milioni, una somma fortemente cresciuta rispetto ai 30,5 milioni dell’anno prima, quando i superboss erano nove. La remunerazione del presidente del consiglio di amministrazione (Cda) Johann Rupert è per contro rimasta ferma a 2,7 milioni. Stando a notizie di stampa proprio Rupert sarebbe intervenuto personalmente dopo rapporti che hanno fatto stato di frustrazione fra i dipendenti.

L’ultimo esercizio, caratterizzato da un quarto trimestre già particolarmente difficile per la crisi della coronavirus (vendite crollate del 36% in Asia) si è chiuso con un utile netto di 931 milioni di euro (la valuta con cui sono presentati i conti è diversa da quella usata per illustrare gli stipendi dei dirigenti, inseriti nel rapporto sulle remunerazioni), su un fatturato di 14 miliardi di euro.

Compagnie Financière Richemont – questa la ragione sociale completa – è una holding con sede a Ginevra che riunisce vari marchi del lusso nei comparti degli orologi, dei gioielli, delle penne e dei vestiti. È stata fondata nel 1988 dall’imprenditore e miliardario sudafricano Anton Rupert (1916-2006). L’attuale presidente del Cda Johann Rupert è suo figlio, nato nel 1950: la rivista statunitense Forbes gli attribuisce un patrimonio di oltre 7 miliardi di dollari.