“Vecchi e nuovi frontalieri? No”

 Tratto dal website www.rsi.ch | 16.10.2020

Sindacati contrari all’ipotesi emersa nelle trattative Svizzera-Italia: “Tagli ai salari fino al 40% e nuove forme di dumping”. L’AITI: “Prudenza”

Sono ancora pochi i dettagli emersi dopo la visita di venerdì a Bellinzona del consigliere federale Ueli Maurer, che ha incontrato il Governo del canton Ticino per aggiornarlo in merito ai negoziati con Roma (per arrivare a un nuovo accordo sull’imposizione fiscale dei frontalieri italiani).

Un punto fermo, però, sembra esserci: una soluzione differenziata (ma transitoria), ovvero l’introduzione di due regimi fiscali diversi per vecchi e nuovi frontalieri. Dopo un determinato lasso di tempo, il regime – poi – sarà unico. Fatte le debite premesse su un negoziato che è ancora in corso, la RSI ha chiesto un commento sulla questione alle parti sociali.

“Da una parte ci sembra doveroso salvaguardare chi è già nel mercato del lavoro (in quanto vi è entrato con condizioni fiscali molto chiare); ed è impensabile applicare una riforma fiscale a chi già è nel mercato, perché assisteremmo a tagli dal 20 al 40% del reddito. I lavoratori, inoltre, andranno incontro, per via del Covid, a un alto tasso di disoccupazione. In molti perderanno il lavoro e sarebbe insostenibile, nello stesso tempo, far passare anche per i “vecchi” frontalieri una riforma di questo genere. Bisognerà però chiaramente lavorare in modo attento anche sui nuovi lavoratori con misure ad hoc per impedire che si generi una concorrenza sleale tra i vecchi e i nuovi lavoratori”, spiega Andrea Puglia, dell’OCST.